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Iniziative

POESIA

Sonetto di Claudio la Marra


SOGNO LA CEMPIO

Tutto cominciò al novantesimo con un gran gol di Perotti.
Fummo felici, ma era una giornata triste: era l'addio de Totti.
Pochi apprezzarono il sorteggio, ma tutto sommato poteva annà pure peggio.
Atletico Madrid, Chelsea e Qarabag.
Boh! Che squadra strana ce doveva capità
nun sapemo manco dove sta.

L'esordio con l'Atletico si presenta problematico.
Dal campo la Roma esce indenne,
ma forse è il caso de abbassà le penne.
La seconda col Qarabag: pochi minuti e stamo già 2-0.
Pensamo subito a 'na goleada, ma basta poco pe' capì
che semo nati pe' soffrì.
Quanno poi annamo a Londra, manco tanto ce speràmo.
Ce trovamo sotto 2-0 contro il Chelsea de Conte!
Eccola là, stasera va tutto a monte,
ad ogni costo
tenemose stretto er terzo posto.
Ma, un momento, che succede? Palla al centro
e Kolarov la mette dentro.
Usciamo dall'impasse,
stai a vedè che trovamo er modo de rifasse?
Nel secondo tempo un'altra grinta,
si nota proprio una maggiore spinta.
È il momento de Dzeko.
C'è chi lo giudica incapace (sarà... era stato detto pure de Salah), qualcuno pure ceco,
ma stasera ce pija eccome si ce pija!
Prima ar volo, poi salta su in cielo....
E sui passati errori stendiamo un velo.
Poi ci prende l'emozione
e subiamo la reazione.
Cià ragione il mister: "Le squadre forti le devi prende di petto",
infatti alla fine il pareggio ce va pure stretto.

Al ritorno un'altra storia: manco il tempo de scallasse e subito il faraone
conclude in gol una bella azione.
Fanno un po' di confusione
e segna ancora il faraone.
E quanno vedemo che so' cotti
ce va dentro anche Perotti.
E ce ne sarebbe stato pure 'n'altro,
se c'era un portiere meno scaltro.
Che dire, questa sera siamo stati eccelsi.
L'abbiamo distrutto, il grande Chelsea!

La tifoseria talmente gasata ancora non s'azzitta
e a Madrid non ci turba più di tanto la sconfitta.
L'ultima partita però la dovemo vince
e lo famo senza troppo convince.
Sull'altro campo ce danno poi una mano,
e quasi quasi non ci crediamo.
"Mai 'na gioia" è un nostro detto,
stavolta finalmente una soddisfazione:
siamo primi nel girone!
Speriamo di rifarlo spesso
ma finora non era mai successo.

Agli ottavi ci tocca lo Shakhtar. "Che so' russi?" "No so' ucraini".
Ma che davero? Sarà un segno fatale
che dobbiamo andare dove si giocherà la finale?
Sta di fatto che siamo convinti d'esse stati fortunati
e commettiamo il solito errore:
pensamo de passà senza sudore.
Nel primo tempo li teniamo,
anzi, un gol col ragazzino pure lo segniamo,
ma nel secondo tempo il ribaltone
e meno male che Peres ce mette il piedone.

È il momento del ritorno
e non c'è verso di levarseli di torno,
loro ci credono e pur di tenersi a galla
stanno sopra ad ogni palla.
Quando la fine del primo tempo scocca,
il risultato ancora non si sblocca.
Ma ecco finalmente il lampo di Dzeko,
scattato sul filo del fuorigioco: 1-0!
Il risultato ideale
anche se è il minimo sindacale.

Arrivare così avanti non è nostra natura
e il sorteggio ci fa ancora più paura,
ma serve a poco toccar ferro per cercar la sorte buona,
stavolta ci becchiamo il Barcellona!

Che venderemo cara la pelle lo si vede subito,
portare a casa il risultato però lo dubito,
lottiamo lottiamo
ma a segnà je damo pure 'na mano.
Eppure giochiamo bene:
l'attacco manovra, la difesa pare che tutto sorveglia
ma alla fine avemo presa 'na sveja
Certo, che so' forti nessuno lo nega,
altrimenti il palmares come si spiega?
Nonostante fischietto e sudditanza,
che poi 'sta cosa me fa proprio rivorta' la panza, 
usciamo dal campo con la testa tra le nuvole talmente ce l'avemo alta,
ed è in quel momento che ci viene un pensiero lontano...
quasi un sogno....
ma de un miracolo ciavemo bisogno.

Ciascun contrario a noi qualche cartello ironico ha affisso
ma noi ciavemo sempre un chiodo fisso.
Una settimana da passà così è proprio lunga,
ma non c'è sarcasmo che ci punga.

Tutto viene studiato alla lavagna.
Gli schemi dovranno essere bene impressi
se vogliamo far fuori la squadra di Messi.
Ci dicono i cugini: 'Shtate attendi
che stasera ve ne fanno n'artettandi'.
C'è chi invece tra di noi invoca il Dundee.

La concentrazione, ai nostri, nasconde tutto quanto intorno
quando arriva il grande giorno.
Si legge su ogni viso,
nessun sorriso!
Nessun muscolo si contrae,
niente ci distrae!
Tutto con precisione cronometrica si svolge.
"Calma", dice serafico il mister, quando ai giocatori si rivolge.

Dzeko apre le danze, poi De Rossi e Manolas si prendono la rivincita
mentre il pubblico li incita.
Tre, il numero perfetto,
questo ci serve e questo è il verdetto
e in questa magnifica serata
la porta manteniamo pure inviolata.
Amico catalano,
ma davero te credevi che la Roma così facilmente te passava la mano?
Sei pazzo!
e adesso… oddio, e mo’ dove la trovo una rima con pazzo
che spieghi la necessità di attaccarsi a qualcosa,
'na specie de sostegno?
... mmh no, non la trovo, eppure m’impegno.
Li vedevamo dei "mostri" ma escono dal campo in volto delusi
e anche un po' invidiosi,
per noi è veramente l'apoteosi.
È proprio vero: se i giocatori stanno ai patti
proprio nun c'è trippa pe' gatti!

Adesso io mi fermo.
Solo una cosa aggiungo e confermo:
"Forza ragazzi, dateci dentro! Nulla è più temibile
di crederlo impossibile".
Noi il dovere nostro lo faremo:
chi allo stadio,
chi davanti al televisore e chi alla radio,
tutti, e dico tutti, vi inciteremo
agitando la sciarpa.
Levamoselo sto sassolino dalla scarpa!

A voi amici invece aggiungo:
bisogna avecce la stessa dignità
sia quanno se vince che quanno se perde.

Non è che 'na vorta so' eroi e n'artra vorta so' m....